giovedì 17 maggio 2012

Londra, a noi due ora.

Ora capisco perfettamente per quale motivo tutti coloro che si spostano a Londra si lamentano di non avere mai abbastanza tempo. Ci sono mille cose da fare, ma soprattutto distanze da coprire da un posto all'altro, tra le linee colorate della tube, i double bus e i tragitti da fare a piedi. Non mi sono mai stancata tanto come in questi giorni. La variabilità del tempo ti obbliga a partire da casa con l'ombrello, il trench, la borsa con dentro il Mac, gli occhiali da sole, la macchina fotografica, la Lonely e anche la AZ London. Tutto sgambettando qua e là, su e giù per le scale della metro, da un autobus all'altro e in giro per Oxford Street, Regent's e altro.


Simona è partita questa notte alle 3. Ieri sera siamo state ad una lezione di yoga insieme, poi a mangiare un piatto di noodles a Camden Town ed infine a casa, dove lei ha sistemato le ultime cose prima di andare in aeroporto e partire alla volta di Santorini. Beata lei!


Ora io sono a casa sua da sola. E questa è la prova del nove. Ho poco più di una settimana per capire cosa significa stare qua, vivere in una città come questa, fare le mie valutazione ed eventualmente prendere qualche decisione in merito.


In questi giorni è successo di tutto e di niente. Londra non smette mai di sorprendermi. La sua variabilità climatica si trasmette in tutto il resto. Capita che ci sono dei momenti in cui mi sento sola, mi mancano i "miei posti di fiducia" e mi viene voglia di ritornare a casa. Quando vorrei tanto andare dall'Achena a farmi sistemare i capelli, senza avere bisogno di spendere 150 pound per una spuntata; quando scoppiano quei temporali improvvisi e penso alla spiaggia di Cervia; quando avrei bisogno di una ceretta come si deve e qua sembra che non sappiano nemmeno cosa sia! Dico a me stessa che il lavoro di giornalista freelance lo riesco a fare da qualunque parte del mondo, e che questa è stata una bella vacanza, per staccare un po' la spina, cambiare aria e tornare ad affrontare l'estate romagnola più carica di quando sono partita.


Ma poi ci sono dei momenti in cui qua mi sento bene. Ma veramente bene. Quando apro la home page di facebook e leggo le solite cose, della solita gente di sempre, banale, superficiale che mi fa sbuffare solo vederla in fotografia. Oppure quando leggo dei post in cui è una continua lamentela della politica italiana e del lavoro. (I clienti non pagano, l'iva aumenta, il governo fa schifo, i giovani sono senza lavoro.) Allora dentro di me penso:"Ma per fortuna che sono qua!". E questa città mi sembra sempre più meravigliosa. Tipo ieri, che ho passato la mattinata a lavorare, poi ho dedicato il pomeriggio a fare la turista. Ho passeggiato e passeggiato lungo il Tamigi, ho visto il Big Ban, l'abbazia di Westminster e sono arrivata fino alla London Eye. Il panorama era mozzafiato. Ho attraversato il ponte dall'architettura caratteristica e moderna, mi sono fermata a comprare un sacchettino di noccioline caramellate, (come quelle che si comprano per la Madonna del Fuoco) in una bancarella gestita da un signore simpatico e gentile. C'era la giostra, i bambini, le famiglie e i giovani che camminavano lungo il fiume. E gli artisti di strada, che facevano i disegni nel marciapiede. Come in quella famosa scena di Mary Poppins, in cui tata e bimbi saltano magicamente nel disegno di Bert e si ritrovano in un mondo incantato.


Ecco, io mi sento un po' così. Come se mi avessero catapultata tutto un tratto in una dimensione parallela. Bellissima. Ma che non riesco a capire quanto possa sentire "mia". Faccio domande e cerco risposte. Credo che mi arriveranno presto dei segnali soprattutto chiari ed espliciti.

domenica 13 maggio 2012

It's London Time!

And here I am. Sono arrivata ieri, sono ancora parecchio frastornata e confusa, ma sono molto contenta di essere qui. Londra è fantastica: mi ha accolta un sole bellissimo, con una temperatura che lascerebbe presagire una primavera calda e soleggiata. (Potrebbe, il condizionale è d'obbligo). Il viaggio è andato bene e appena sono scesa a Stansed ho trovato Simona ad attendermi. Siamo andate a casa sua, attraversando il centro su un tipico double bus. Lei vive in zona 2, praticamente subito dopo il quartiere di Camden Town. Sembra un piccolo paesino di villeggiatura. Grandi viali alberati, su cui si affacciano le casette bianche con i mattoncini a vista, una più carina dell'altra, con il giardinetto curato. L'appartamentino di Simona è minuscolo, ma delizioso. All'ultimo piano di un complesso residenziale. Una soffitta che spicca tra i tetti, dallo stile parigino bohemienne, con gli infissi bianchi che danno sugli alberi e le pareti decorate con gusto. (Del resto, Simona è architetto...). Tutto è piccolissimo, ma ogni cosa ha il suo posto e il suo ordine. Mi ha fatto sentire subito a casa. Ieri abbiamo pranzato e poi siamo uscite a fare un giro per Oxford Street, poi nel quartiere di Soho, per finire a mangiare in un pub a Covent Garden, una cena rigorosamente a base di fishcake e patate fritte. Che bello vedere una città così piena di gente, di persone, di giovani e meno giovani...di vita. Londra è una città viva, dove non ci si annoia ed è praticamente impossibile sentirsi soli. È fantastico uscire e sapere che vedrai tantissime persone, ma nessuna ex amica-conoscente-compagna di classe del liceo-chicchessia, che ti chiede cosa fai, dove lavori, se lavori, se sei o no fidanzata e con chi. È bello, è protettivo uscire sapendo che nessuno si fa i cazzi tuoi! Ti puoi vestire come ti pare, ti puoi truccare e agghindare come preferisci, puoi osare in tutto quello che fai e per nessuno è strano, ma anzi sei semplicemente in linea con il mood londinese. Oggi invece sono stata in giro da sola, ho pranzato a Piccadilly Circus e poi sono andata a Chelsey a fare una passeggiata a King's Road. Mi sono fermata a prendere un cappuccino da Caffè Nero e ho conosciuto il ragazzo e la ragazza baristi rigorosamente italiani! Ora, non so quanto starò, o cosa deciderò di fare. Ma per ora, l'inizio è buono. Molto buono.

giovedì 10 maggio 2012

Juliette

Che bella che è quella sensazione fantastica quando senti l'energia che gira, che tutto intorno a te si muove, e che, anche se non è ancora tutto perfetto o tutto completo, comunque ti piace. Quella sensazione di amore verso la tua vita, verso quello che stai facendo, verso il luogo in cui ti trovi.

Ora, alla faccia di tutti i super manager incravattati, o i dipendenti pubblici che "loro sì che un posto fisso ce l'hanno", o i dipendenti di una qualsivoglia azienda, attività, gli impiegati full time che trascorrono le loro giornate nello stesso ufficio (fighissimo indubbiamente) a fare dei meeting, a incontrare gente, a fare girare l'economia nello skyline milanese...ecco, io da brava giornalista freelance, oggi pomeriggio ho preso su e sono andata al mare. Già. Mi sono svegliata all'alba e ho consegnato tutti gli articoli per le due. Poi, libera. Ho deciso sul momento e dopo cinque minuti ero in macchina.

Sole splendente.
Un caldo estivo.
Jeans Diesel e top.
Occhiali da sole scuri.
Finestrini abbassati.
Musica a tutto volume.
Romeo&Juliet dei Dire Straits.

Dopo un quarto d'ora circa ero in spiaggia. Il sole illuminava tutto intorno a me. C'era gente, per essere un giovedì di maggio. Sono partita dal porto, dove le barche e gli yacht riflettevano la luce del sole e dell'acqua, sembrando ancora più belli e più bianchi. Che fascino irresistibile che hanno le barche, con quei pali sottili (sì non lo so come si chiamano tecnicamente!) dove di solito partono le vele, che tagliano il confine sfumato tra cielo e mare, disegnando dei paesaggi da film.

Ho camminato e camminato lungo tutta la darsena, poi sul lungo mare, con la sabbia sotto i piedi giocando con le onde che volevano bagnarmi. Il mare stesso sembrava volesse dirmi:"Bentornata...mi sei mancata!". E mentre passeggiavo incrociando gli sguardi, di una giovane mamma con il suo bambino, o di una coppia di signori anziani, o un gruppetto di ragazzini adolescenti che giocavano a palla, dentro di me, una voce provocatoria mi diceva:"Sei proprio sicura di volere rinunciare alla tua estate qua?". E io raccoglievo un po' di conchiglie, di quelle piccoline, nere.

Ma quali rinunce e rinunce, mi sono detta poi. Io parto per Londra e poi vediamo. Cosa voglio da Londra e in generale dalla mia vita professionale e personale, ce l'ho ben chiaro. Quindi non si tratta di fare tante rinunce o supposizioni sul futuro. Quello che voglio fare io lo posso fare da ovunque. Ma i contatti e certi viaggi naturalmente fanno parte del pacchetto.

Sono rimasta fino alle 6, quando il sole stava per tramontare e poi sono tornata a casa, felice, contenta e rasserenata. A fare la valigia. Saltellando dalla mia stanza al bagno, con lo stereo in sottofondo e i vestiti che prendono posto nel mio bagaglio. Mi vedo già in terra inglese, atterrata a Stansed e arrivata a Liverpool Street, quando potrò riabbracciare la Simo, che mi ha appena inviato un messaggio "Ho sentito Maud e Fra. Sabato sera si va tutti a mangiare la pizza a Covent Garden!"... Ed io non sto nella pelle. Londra, sto arrivando!!!




martedì 8 maggio 2012

London Calling

Mancano solo tre giorni e poi partirò per Londra. Sabato mattina, aeroporto Marconi di Bologna, volo Ryanair (un classico!) e arrivo a London Stansed. Non vedo l'ora. Finalmente un viaggio, una città nuova tutta da girare, visitare, osservare, vivere. Ci sono già stata, alcuni anni fa con le mie compagne di università, ma lo stato d'animo e lo spirito con cui mi reco stavolta è completamente diverso. La Lonely Planet è sul mio comodino da circa una settimana, credo di essermela imparata a memoria. La carta d'imbarco e il check-in on line li ho già fatti e stampati. Per il resto, devo ancora preparare tutto: la valigia, il guardaroba, l'ombrellino da portare, le scarpe da selezionare. Devo ancora passare in banca a cambiare un po' di sterline. Sì vabbè, la mia organizzazione lascia abbastanza a desiderare, se poi ci aggiungiamo il fatto che ultimamente sono molto impegnata con le mie collaborazioni. La nuova caporedattrice LifeStyle è molto brava, molto più competente e attiva della precedente, ma non mi lascia vivere. Ieri mi avrà telefonato cinque o sei volte per mettere a punto, notizie, articoli, aggiornamenti. Per carità, mi fa piacere vedere la sezione che cresce in maniera esponenziale, sono felice di farne parte e di avere sempre più responsabilità, ma c'è una bella mole di lavoro a cui fare fronte, scadenze da rispettare, contatti da mantenere. Volevo fare la giornalista di moda? Eccomi accontentata, non ho mai scritto così tanto come in questo periodo. In ogni caso, tutto il da fare non mi spaventa, anzi, mi piace, mi fa sentire bene. È proprio quello che mi serve per scrollarmi di dosso il senso di apatia, rabbia e rancore dei fatti successi nelle ultime settimane. Finalmente, direi.

London calling...!

mercoledì 2 maggio 2012

Qualcuno mi salvi

I casi sono due: o io non possiedo abbastanza forza per reagire, oppure non lo sto facendo nel modo giusto. Non faccio in tempo a risollevarmi dalla batosta della nonna (o quanto meno a provarci) che le mie innumerevoli allergie esplodono tutte in una volta mettendomi completamente ko. Ora sono qui che scrivo, con il naso sanguinante, la pressione ai minimi storici, un cerchione alla testa che mi sembra di vederlo, gli occhi lacrimanti e una febbriciattola fastidiosa che non mi lascia da venerdì scorso. Bene, direi che ci siamo. È proprio la condizione giusta per ritrovare un po' di benessere. Però che palle, mi sono stufata di stare male, non ne posso più di ritrovarmi a piangere o a disperarmi per cose passate, mancanze altrui o questioni che non dipendono da me. Ecchecavolo! Più passano i giorni e più mi appare sempre più chiaro quello che devo fare. Sono stufa di dovere subire, non ne posso più. E allora ho preso una decisione. Mi sto muovendo. Non vorrei farlo, ma non vedo altra soluzione. A volte è la vita che sceglie per noi. C'era una mia amica che diceva:"È il tuo corpo che te lo chiede". Lo senti, lo capisci chiaramente. E io non ho dubbi sul da farsi.

domenica 29 aprile 2012

Parola d'ordine: reagire

Su, su. Basta piangersi addosso, basta con la tristezza, basta con la malinconia. La vita va avanti ed io con lei. Ieri sembrava la prima giornata di mare, dal sole e dal caldo che c'era, oggi invece si è fatto più grigino coperto. Poco male: comunque, ho diverse cose da fare, degli arretrati di lavoro lasciati in sospeso, persone da rivedere. E poi, articoli nuovi da scrivere, cose da mettere in ordine, trucchi da provare, vestiti nuovi da indossare e...un viaggetto tutto da organizzare. (Sìssì...la meta è già decisa, il periodo anche, ma aspetto di fare i biglietti!). È arrivato il momento di riprendere in mano la mia vita, reagire e fare quello che è giusto per me, senza pensare troppo al futuro, ma concentrandosi sul qui e ora. Adesso mi aspetta un salto da H&M, un giro per le vetrine a curiosare tra un lucidalabbra nuovo, un paio di leggins, un top...mentre, con la mente sono già proiettata verso nuovi orizzonti. L'obiettivo di adesso è ritrovarmi e ritrovare un po' di sicurezza, in me stessa e nelle mie capacità. Avere un nuovo sogno da inseguire. Ho bisogno di vedermi diversa, più attiva e più reattiva. Perchè la vita è una cosa meravigliosa e io voglia darle la possibilità di esserlo in ogni giornata. 

mercoledì 25 aprile 2012

A tu per tu con la morte

-Sono giorni di lutto.
-Sono giorni di tristezza.
-Sono giorni di vulnerabilità.
-Sono giorni di pianti.
-Sono giorni di dure prove.
-Sono giorni di crolli emotivi.
-Sono giorni di sensazioni contrastanti.
-Sono giorni in cui mi sento sola.

La mia nonnina mi ha lasciato. Domenica sera.

Se n'è andata una colonna portante della mia vita, un riferimento, un rifugio sicuro in cui correvo a leccarmi le ferite, a trovare un po' di pace e a sentirmi meglio, tra una tazza di tea e un ritaglio di stoffa.
Ora è in cielo. 
Ha smesso di soffrire.
Se n'è andata piano, in punta di piedi, come era solita fare. 
In silenzio, nel sonno. 
Serena. 
Come se il suo compito in questa vita terrena si fosse concluso e fosse arrivato il suo momento. Ora continua ad esserci, nei nostri ricordi, nei nostri pensieri, negli insegnamenti che ci ha impartito. E io? Sto così. Provata. Stanca. A tratti più triste, a tratti più consapevole che comunque la vita va avanti, che lei non avrebbe voluto vedermi piangere e che continuerà comunque a prendersi cura di me. Mi sento sola a volte. Mi voleva un bene sconfinato, me lo dimostrava tutti i giorni in tutti i momenti, da quando sono nata. E sapere che non c'è più mi distrugge. Che poi lo so che è solo un corpo che ha smesso di esistere. La sua anima mi è sempre vicina.

Ieri ci sono stati i funerali. Io odio i funerali. Ma va? Mi si potrebbe giustamente obbiettare "C'è qualcuno a cui piacciono i funerali?" No, probabilmente no. Nemmeno gli impresari di onoranze funebri possono dire di amare i funerali. Ma io li detesto. Non riesco proprio a capirne il senso. Non è un sacramento, non è una cerimonia, è soltanto un rito che dice addio ad un corpo. Si saluta solo un corpo che smette di vivere. Ma l'anima della persona defunta è eterna. E allora a cosa serve andare in chiesa e piangere su una bara? Circondati poi da persone che, sì, alcune sono lì per starti vicino, ma altre sono lì solo per fare presenza e se non ci fossero sarebbe meglio. Io se posso, non ci vado mai ai funerali. Per scelta. Ma ieri non potevo mancare. Me lo ha chiesto il nonno. È stato straziante per me. Come quando una cosa proprio non la vuoi fare, non trovi niente da metterti, non ti senti bene. Anzi. Ti sembra quasi di avere la febbre. Ma il nonno ci teneva che io ci fossi. E allora ci sono andata. Sono stata vicino al babbo e l'ho aiutato a salutare i parenti.


Poi ci siamo ritrovati tutti a casa del nonno, con il babbo, gli zii e le mie cugine, per prendere un tea. Cercavamo i biscotti, perchè la nonna aveva i suoi posti segreti dove teneva le cose e ci abbiamo messo un po'. Siamo riusciti anche a sorridere tutti assieme. E mi è sembrato di avvertire la presenza della mia nonnina, che ci guardava dall'altro e forse sorrideva anche lei.

Ora tutto quello che devo fare è cercare di andare avanti.
Stare vicina al nonno, che ha perso la sua compagna di sessanta anni di vita. Sessanta.
Sì ho detto sessanta. Tra matrimonio e fidanzamento.
Lei continuerà a vivere. 
In ogni vestito che mi ha realizzato.
In ogni cosa buona che mi ha insegnato.
In ogni ricetta che mi ha dato.
In ogni regalo che mi ha fatto.
In ogni pensiero.

Ciao Nonna. Riposa in pace.